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Era forse il 1981 quando per la prima volta un
insolito traghetto della Siremar mi sbarcò su questo lembo di terra posto nel
bel mezzo del mar Mediterraneo. Il ferryboat, da poco acquistato da una società
norvegese, e fino ad allora utilizzato per risalire i ben noti e
tranquilli fiordi, era sprovvisto di chiglia. Così, alla minima
deformazione della superficie marina, si scuoteva in ogni direzione. Una volta
raggiunta la meta, dopo svariate ore di viaggio, fui immediatamente colpito
da un'immagine che conservo gelosamente nei miei ricordi.
Sbarcando notai subito un gruppo di fanciulli
intenti a pescare. Data la mia passione per questo tipo di pesca, non esitai un
solo istante ad avvicinarmi per curiosare. Accostatomi al bordo del molo fui
praticamente catapultato nella meraviglia naturale in cui ero sbarcato.
La lenza dei giovani pescatori era il legame tra
loro e un grosso malloppo che faceva da esca. Seppi dopo che tale mistura era
composta da rifiuti provenienti da una delle vicine fabbriche per la
lavorazione dello sgombro e da sabbia che serviva a dare maggiore consistenza
all'impasto.
...la lavorazione dello sgombro ha caratterizzato
per decenni l'economia di questo frammento di terra emersa nel bel mezzo del
mare tra Africa e Italia. Purtroppo le politiche locali non hanno puntato,
mediante le nuove regolamentazioni comunitarie, alla riqualificazione di questo
"prodotto tipico"...
Ma tornando al bordo del molo, dicevo... questa
poltiglia meleodorante, una volta ben compattata intorno all'amo,
necessariamente a tre punte o composto da più ami, veniva lanciata in mare. Era
quello il momento della grande avventura emozionale. Infatti, una volta rotto
lo specchio dell'acqua... la si vedeva chiaramente affondare nel blu.
Sempre perfettamente visibile, grazie all'assoluta
pulizia dell'acqua, appariva come sospesa, solo dopo aver percorso alcuni metri
la si perdeva completamente di vista perché aggredita da migliaia di pesci di
ogni specie, che la circondavano con i loro corpi aumentandone a dismisura il
volume.
A quel punto veniva naturale chiedersi come si
poteva sperare nella cattura di un solo pesce vista l'enorme mole di esca che ben
custodiva il ferro traditore ed appuntuto. Tutto d'un tratto la mia inutile
riflessione fu spazzata via da un inatteso evento.
L'enorme groviglio di pesci appallottolati intorno al saporito tranello esplose
come un fuoco d'artificio fa durante una festa di paese, e li mi fu chiaro
l'obiettivo di quello spartano rudimento. Dal fondo si intravide chiaramente la
sagoma di un enorme pesce che sfrecciando si avventò contro l'astuta esca. Il
contatto fece scattare il braccio allenato del fanciullo pescatore che inferse
un deciso strappo alla lenza nell'augurio di infilzare la preda.
Fu quello il preciso istante in cui gli eventi a
cui avevo partecipato, viaggiando nella mia mente come i pesci che avevo visto
affollarsi intorno all'amo, forgiarono in me la chiara cognizione che ero
capitato nel posto giusto.
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